Rimanere chiusa in macchina con una zanzara.
A fare la gelataia finisci per vedere un sacco di gente. Tanta di questa è sempre la solita, clienti abituali che chiedono gusti abituali, persone che dopo averti vista almeno per due volte iniziano a sorriderti e a parlare del più e del meno, altre che continuano a mantenere perennemente toni e facce serie, cupe, incazzate. Anche io non devo essere sempre miss simpatia. Alle prime ore sono abbastanza socievole, non è il mio lavoro dei desideri, ma per qest’estate può andare e ho fatto anche di peggio, senza contratto. Servo gelati con un bel sorriso e la voglia di parlare, anche se non è mai troppa, socievole lo sono fino a un certo punto. Poi dopo le prime tre ore inizia il crollo. Sono stanca e inizio finalmente a vedere la fine dell’ennesima serata, mentre mando accidenti alla collega che mi lascia vasche e vasche da travasare. Quando arrivano i grupponi tutti felici alle dieci, a un’ora dalla chiusura, non so nemmeno che faccia ho. Sorrido per cortesia e per lavoro, ma no, con le battute proprio non ci sto più. Manderei tutti via velocemente, tieni il tuo cono ed esci per favore! Le battute se nel Veleno c’è davvero il veleno, aspettandosi pure che dopo aver sentito questa domanda almeno cinquanta volte io rida di cuore, no non fanno più effetto. Non positivo, almeno!
Però osservare le persone è sempre un piacere.
Oggi ripensavo a una signora che viene sempre col suo cane. E’ brutta. Ma brutta sodo. Di quelle persone che sono brutte universalmente parlando a livello estetico. Che, insomma, se le salvi è un miracolo. Allo stesso tempo mi sembra dolce e un pò mi fa tenerezza. Credo sia buona, ma non saprei dirlo. Il fatto è che di viso sembra un carlino, con gli occhi grandi e tondi e separati, il viso perfettamente largo e tondo, i denti piccolini, la bocca larga con le labbra sottili. Tant’è vero che quando vidi che teneva in mano un guinzaglio mi aspettavo davvero di vederci un carlino. E invece no, ha uno di quei canini bianchi, ricciolini, con la frangia. Una nuvoletta di candore!
Poi non sopporto le persone che non sanno o non hanno voglia di leggere. Ci passano non solo da analfabeti, ma anche da maleducati. Soprattutto quando si ostinano a indicare i gusti premendo l’indice sul bancone (grazie, devo pulirla la tua impronta poi, sai?) dando per scontato che io li veda e che, con più di venti gusti davanti, capisca subito quale dicono. “Quel coso lì!”, coso ti ci chiamerai te, carino. E leggete i foglietti, ogni fottuta vasca ha il suo fottuto foglietto, non è arabo, è ITALIANO. E Antidoto, per quanto sia un nome che fa ridere e accidenti al mio capo quando così c’ha chiamato un gusto, si dice antidoto. Non anti-doto.
Poi c’è un signore di mezza età che tutte le sere si fa fare il suo cono fondete e limone. E’ la tipica persona a cui potresti prepararlo senza più chiedergli che gusto vuole. Una sera gli ho chiesto se non cambia mai, mi ha riposto che gli piace anche la fragola. Oppure quella signora che viene per la panna, mi dice come sono bella e che bei denti che ho, mentre lei non li ha più e mangia il gelato. E il brodo con la pastina, una foglia di basilico e una di salvia, sentissi com’è buona, com’è saporita!
Una cosa che mi piace poi è vederi apparire alla porta a vetri quando non me lo aspetto, e l’unica cosa che mi dispiace è essere sempre di fretta per non voler tornare a casa troppo tardi.
Ma Ca’ Foscari alla fine costa come tutte le altre università ed è solo dal sito che “si pone male”, o è più cara davvero?
Non sentirsi mai dire scusa, mai niente, per qualche motivo essere sempre dalla parte di chi vede male. Ma basta!